Paura e imbarazzo
Hai vergogna di sorridere o di mostrare i denti? Quando l’imbarazzo fa rimandare il dentista
Se eviti di sorridere nelle foto, copri la bocca con la mano o rimandi una visita perché temi quello che il dentista potrebbe pensare, il problema non è soltanto estetico. A volte è la vergogna a tenerti lontano dallo studio. Più passa il tempo, più può diventare difficile prenotare.
Aumenta il timore di sentirsi giudicati per i denti, per le cure rimandate o per non essere venuti prima. Il primo passo non è “avere il coraggio di curarsi”. È riuscire a farsi guardare la bocca senza sentirsi sotto esame come persona. Nello studio Annapaola Dessì a Cagliari la prima visita parte da ciò che ti preoccupa e da ciò che vuoi capire. La domanda non è perché hai aspettato. È da dove conviene iniziare oggi.
Che cos’è la vergogna legata ai denti e perché può farti rimandare?
La vergogna legata alla salute orale può nascere dall’aspetto dei denti, dall’alito, da denti mancanti, da una protesi che si muove o dalla sensazione di aver trascurato la bocca troppo a lungo. Può comparire anche quando il problema è meno evidente agli altri di quanto sembri a te.
La ricerca descrive la “dental shame” come un fenomeno che può influenzare il modo in cui una persona sorride, parla, cerca aiuto e si presenta alla visita. In alcuni casi si associa alla paura del dentista, ma non è la stessa cosa. Puoi non temere il dolore e, allo stesso tempo, avere paura del giudizio.
Il rischio è entrare in un circolo difficile: rimandi perché ti vergogni, continui a non sapere cosa sta succedendo e la vergogna aumenta. Se nella bocca esiste un problema, il tempo può inoltre permettergli di progredire. Senza una valutazione non puoi sapere se la situazione è stabile, semplice da gestire oppure merita attenzione.
Come si svolge una prima visita se ti senti in imbarazzo?
Puoi iniziare dicendo una frase molto semplice: “Mi vergogno dei miei denti e per questo ho rimandato”. Non serve giustificarti. Durante la prima visita si parte dal motivo che ti ha portato in studio, dai sintomi che hai notato e dalle esperienze precedenti che ritieni utili. Poi si osservano denti, gengive, protesi e tessuti della bocca.
Gli esami vengono utilizzati solo quando servono a capire meglio la situazione. Dopo la valutazione, il quadro viene spiegato prima di parlare dei passi successivi. Se ci sono più problemi, si può stabilire una priorità e costruire un percorso per fasi. Il punto è trasformare qualcosa che oggi immagini e temi in informazioni concrete.
Sapere quali denti stanno bene, quali richiedono attenzione e quali possibilità esistono può ridurre l’ansia che nasce dal non sapere. La visita non serve a stabilire quanto sei stato “bravo” in passato con i denti. Serve a capire che cosa c’è oggi.
Per chi è pensato questo percorso e quando può servire anche altro?
Questa pagina è pensata per chi rimanda perché si sente in imbarazzo per lo stato della propria bocca. È anche per chi evita di sorridere liberamente o teme commenti sul fatto di non essersi fatto visitare da molto tempo. Può essere utile se la vergogna si somma alla paura del dentista.
Non serve invece per capire da solo quale trattamento ti occorre o quanto sia grave la situazione. Se l’imbarazzo è accompagnato da panico, ricordi traumatici o forte sofferenza psicologica, il dentista può essere soltanto una parte del percorso. In questi casi può essere utile anche il supporto di un professionista della salute mentale. L’obiettivo odontoiatrico resta lo stesso: rendere possibile una valutazione rispettando i tuoi limiti e senza forzare i tempi.
Quali sono i vantaggi e i limiti di affrontare la visita in questo modo?
Affrontare la visita in questo modo ha un vantaggio concreto: separa la persona dalla situazione clinica. Quello che tu puoi vivere come un motivo di vergogna, per il dentista è prima di tutto qualcosa da osservare, misurare e spiegare. Questo permette di sostituire le ipotesi con dati reali e di capire se esiste un problema che richiede cura.
Può anche aiutare a interrompere il rinvio continuo. Il limite è che una prima visita non cancella automaticamente la vergogna e non garantisce che il percorso successivo sia semplice. Potrebbero emergere cure da programmare, controlli o ulteriori esami. L’obiettivo non è prometterti che “andrà tutto bene”.
È permetterti di conoscere la situazione senza aggiungere giudizio al problema. Anche la scelta del professionista conta. Se questo tema per te è importante, chiedi come viene gestita la prima visita e se puoi spiegare ciò che ti mette in difficoltà. Chiedi anche come vengono condivise le informazioni prima di iniziare eventuali cure.
Perché prenotare una visita?
- Capire che cosa sta realmente succedendo nella tua bocca, invece di immaginarlo.
- Distinguere ciò che richiede attenzione da ciò che può essere controllato nel tempo.
- Parlare della vergogna o della paura del giudizio prima di qualsiasi decisione sulle cure.
- Ricevere una spiegazione delle priorità e delle alternative senza affrontare tutto in una volta.
- Interrompere il rinvio prima che un eventuale problema presente diventi più difficile da gestire.
Come prenotare la prima visita a Cagliari?
La prima visita presso lo studio Annapaola Dessì serve a conoscere la situazione clinica e a capire quali passi, se necessari, possono essere valutati. Se la vergogna è il motivo per cui hai rimandato, puoi dirlo quando prenoti oppure all’inizio dell’incontro. Puoi portare esami recenti, documentazione precedente o le domande che vuoi chiarire.
Non devi arrivare sapendo quale trattamento chiedere. Puoi prenotare dall’agenda online di annapaoladessi.it oppure contattare lo studio al 392 127 6244. Lo studio si trova in Via Arrigo Boito 32, 09129 Cagliari.
Ascolto, riservatezza e nessun giudizio
Chi rimanda per imbarazzo teme due momenti: quello in cui deve raccontare e quello in cui deve aprire la bocca. Qui i due momenti sono separati: prima si parla, seduti e vestiti, e solo dopo si guarda.
Puoi dire «mi vergogno dei miei denti» e la frase finisce lì: serve a spiegare da dove parti, non apre un commento. Quello che racconti resta fra te e la dottoressa.
La visita non ha un tempo contingentato e le domande si possono fare tutte, anche quelle che sembrano banali. Se in qualsiasi momento vuoi fermarti, basta dirlo: ci si ferma e si riprende quando te la senti.
Che cosa vuol dire, in concreto
- si parla prima di guardare, e non il contrario
- nessun commento sul tempo che hai lasciato passare
- quello che dici non esce da quella stanza
- puoi chiedere di fermarti in qualunque momento
- la prima visita serve a capire, non a decidere
«Non ci vado da cinque anni». O da venti.
È la frase che più spesso viene detta a mezza voce all’inizio, e quasi sempre arriva con un numero attaccato. Cinque anni, dieci, venti. A volte la persona non sa nemmeno più dire quando è stata l’ultima volta.
Quel numero, per chi lo pronuncia, è la parte più difficile: sembra una confessione. Da questa parte della poltrona è soltanto un’informazione, come sapere che fumi o che prendi un farmaco. Serve a capire da dove si parte, non a giudicare da dove vieni.
Le cose che si temono di più, dette per intero
- «Mi diranno che sono messo malissimo»
Dopo molti anni la prima visita serve a fare un elenco, non un processo. Alla fine dell’elenco c’è sempre un ordine di priorità: che cosa va guardato adesso, che cosa può aspettare. - «Vorranno fare tutto insieme»
Non è necessario, e quasi mai è la scelta migliore. Un percorso lungo si può dividere in tappe, e la prima tappa può essere piccola. - «Il conto sarà enorme»
La prima visita serve anche a sapere l’ordine di grandezza prima di impegnarsi in qualcosa. Sapere quanto costa non obbliga a farlo. - «Mi faranno la predica»
Chiedere perché non sei venuto prima è utile solo se serve a capire come organizzare le cose adesso. Come rimprovero non serve a niente, e non fa tornare nessuno. - «Sono l’unico ridotto così»
Non lo sei. Le stesse parole che stai leggendo sono fra le più digitate su internet, con tutti i numeri di anni possibili al posto del tuo.
Una cosa onesta va detta: più tempo passa, più è probabile che il lavoro da fare cresca, e che qualche dente che si sarebbe potuto salvare non si salvi più. Non è un rimprovero, è il motivo per cui vale la pena fissare la visita adesso invece che fra un altro anno.
Se oltre all’imbarazzo c’è anche la paura di quello che succede in poltrona — il rumore, l’anestesia, il non poter dire basta — è un tema diverso e ha una pagina sua: la paura del dentista. Le due cose viaggiano spesso insieme.
La prima visita presso lo studio Annapaola Dessì serve a conoscere la situazione clinica e a capire quali passi, se necessari, possono essere valutati. Se la vergogna è il motivo per cui hai rimandato, puoi dirlo quando prenoti oppure all’inizio dell’incontro. Puoi portare esami recenti, documentazione precedente o le domande che vuoi chiarire.
Non devi arrivare sapendo quale trattamento chiedere. Puoi prenotare dall’agenda online di annapaoladessi.it oppure contattare lo studio al 392 127 6244. Lo studio si trova in Via Arrigo Boito 32, 09129 Cagliari.
Le fonti di questa pagina (5)Nascondi le fonti
- Folker L. et al.
Dental Shame: A Call for Understanding and Addressing the Role of Shame in Oral Health
Community Dentistry and Oral Epidemiology, 2026
PubMed - Moore R., Brødsgaard I., Rosenberg N.
The contribution of embarrassment to phobic dental anxiety: a qualitative research study
BMC Psychiatry, 2004
PubMed - Baker S.R. et al.
Communication, Trust and Dental Anxiety: A Person-Centred Approach for Dental Attendance Behaviours
Dentistry Journal, 2020
PubMed - BMC Oral Health
Unmasking oral health stigma: a qualitative scoping review
BMC Oral Health, 2025
PubMed - FNOMCeO
Codice di Deontologia Medica - Art. 56, Pubblicità informativa sanitaria
FNOMCeO
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