Anziani e chi se ne prende cura
Dentista per anziani a Cagliari: che cosa cambia nella bocca con gli anni
Se stai cercando per tuo padre o per tua madre
Spesso chi cerca non è chi ha il problema. Un figlio si accorge che a tavola qualcosa è cambiato, che la dentiera resta più spesso nel bicchiere, che certi cibi vengono lasciati nel piatto. E chi ha il problema, quasi sempre, non lo racconta: lo considera parte dell’età. Questa pagina è scritta per tutti e due — per chi accompagna e per chi va — e prova a dire che cosa cambia davvero nella bocca con gli anni, che cosa si può ancora fare e che cosa è importante dire prima della visita.
Non è vero che «alla sua età è normale»
Le linee guida nazionali per l’età adulta partono da una frase secca: tutta la popolazione anziana va considerata a rischio di perdere denti (1). Non è una resa: è il motivo per cui i controlli, a quell’età, servono più di prima e non meno. Perdere denti non è una conseguenza automatica degli anni, è la somma di cose che si possono guardare una per una.
La prima è la radice che si scopre. Quando la gengiva si ritira, viene alla luce una parte del dente che non è fatta per stare esposta: è meno mineralizzata della corona e si carica molto più in fretta. Sono le carie radicolari, e sono il problema più tipico di questa età (1). Una metanalisi del 2025 sulla loro diffusione nel mondo mostra quanto siano frequenti nell’età matura e avanzata (2).
La seconda è il lavoro fatto anni fa. Otturazioni, corone e ponti hanno un confine con il dente, e quel confine è il punto dove la carie ricomincia. Le linee guida ricordano un dato che vale la pena conoscere prima di decidere: la durata media di un restauro conservativo è inferiore ai dieci anni, e ogni rifacimento è più esteso del precedente, con il dente che si indebolisce un passo alla volta (1).
La bocca secca: il fattore che quasi nessuno collega ai denti
«Ho sempre sete», «la protesi non sta più su», «non riesco a mandare giù il pane asciutto». Sembrano tre lamentele diverse, e spesso sono la stessa cosa: meno saliva. È una delle condizioni più frequenti in età avanzata, e la sua causa più comune non è una malattia della bocca: sono i farmaci presi per altro.
Le linee guida nazionali elencano le categorie più coinvolte: antipertensivi, diuretici, antidepressivi, sedativi, antipsicotici, farmaci per il Parkinson (1). Una revisione sistematica internazionale ha passato in rassegna i medicinali capaci di ridurre la secrezione salivare: sono molti più di quanti si immagini, e appartengono a classi che una persona anziana assume comunemente (3).
Perché la saliva conta più di quanto sembri
- Tiene sotto controllo l’acidità
Con poca saliva la bocca resta più acida e perde capacità di tamponare: è un terreno su cui la carie parte prima (1). - Fa aderire la protesi
Una protesi rimovibile tiene anche grazie al velo di saliva fra base e mucosa. Se la bocca è secca, la stessa protesi che andava bene comincia a muoversi. - Innesca un circolo vizioso
Per alleviare la secchezza si tende a bere bevande zuccherate o tenere caramelle in bocca: è proprio la frequenza degli zuccheri a fare la differenza sul rischio di carie (1).
Che cosa se ne fa, di questa informazione, chi accompagna? Una cosa sola, ma importante: portare alla visita l’elenco dei farmaci. Nessuna terapia va cambiata o sospesa di propria iniziativa: sapere che c’è serve al dentista per capire perché quella bocca si comporta così e per scegliere le misure di protezione giuste.
Da dire prima, non dopo
I farmaci per l’osteoporosi vanno detti prima
C’è una categoria di medicinali che cambia il modo in cui si affronta un’estrazione o un impianto: i farmaci che agiscono sul metabolismo dell’osso, usati per l’osteoporosi e in alcune terapie oncologiche. Il documento di riferimento internazionale su questo tema è la posizione dell’American Association of Oral and Maxillofacial Surgeons, aggiornata nel 2022 (4). Non significa che quelle cure siano da evitare: significa che l’odontoiatra deve saperlo prima di programmare un intervento sull’osso, non dopo averlo fatto.
Il punto pratico è che spesso non vengono detti, per un motivo banale: non si prendono tutti i giorni. Una puntura ogni sei mesi o una fiala una volta l’anno non entrano nella lista mentale dei «farmaci che prendo». Nell’elenco che porti alla visita devono esserci anche quelle. Lo stesso vale per gli anticoagulanti e gli antiaggreganti: non sono un ostacolo, ma vanno saputi in anticipo.
Prima di togliere: salvare il dente naturale viene prima
Capita di arrivare alla visita con l’idea già fatta: «tanto ormai tolgo tutto e ne metto di nuovi». Vale la pena sapere che cosa dicono le linee guida nazionali su questo, perché vanno nella direzione opposta ed è una raccomandazione forte, sostenuta dal livello di prova più alto: la salvaguardia dei denti naturali è lo scopo principale di qualsiasi intervento, preventivo o terapeutico (1).
Lo stesso documento è esplicito su un secondo punto: nella comunità odontoiatrica esiste una percezione generica che l’impianto dia un risultato migliore della cura del dente naturale, ma le revisioni sistematiche non sostengono la decisione di estrarre un dente per sostituirlo con un impianto. E aggiunge la frase che conta di più quando si decide per qualcun altro: l’estrazione resta comunque un atto irreversibile (1).
Questo non vuol dire che gli impianti non abbiano senso: vuol dire che l’ordine delle domande è quello, e che «togliere» non è mai la scorciatoia semplice che sembra. Sulle strade possibili quando dei denti mancano davvero, la pagina sulla protesi su impianti, fissa o rimovibile mette a confronto le due soluzioni senza sceglierne una a priori.
«La dentiera si muove»: che cosa c’è sotto quella frase
Una protesi rimovibile che ha funzionato per anni e adesso balla non si è rotta: quasi sempre è cambiato quello che le sta sotto. L’osso e la gengiva si rimodellano nel tempo, la bocca più secca fa venire meno l’adesione, e i ganci che si appoggiano sui denti rimasti lavorano in modo diverso. È una situazione che si valuta, non che si sopporta.
C’è anche un aspetto di manutenzione che pesa più di quanto si creda. Le linee guida raccomandano con forza l’igiene quotidiana e scrupolosa dei manufatti rimovibili: una protesi pulita male, tenuta in bocca in continuazione, favorisce lo sviluppo rapido di biofilm e mantiene fra la base e la mucosa un ambiente povero di ossigeno e acido, che insieme ai traumatismi sui denti di appoggio aumenta il rischio di perdere anche quelli (1).
Le situazioni in cui potresti riconoscerti — la protesi che non aderisce più, il ponte che si è scementato, l’impianto che dà fastidio — sono raccolte nella pagina problemi con protesi, ponte o impianto.
L’igiene quando la mano non è più quella di prima
Le linee guida indicano l’igiene domiciliare come il presidio insostituibile contro la perdita dei denti, con la forza di raccomandazione più alta, e allo stesso tempo riconoscono che per una persona anziana diventa una sfida concreta: la vista cala, la mano perde precisione, gli spazi fra i denti cambiano forma per le recessioni e i vecchi restauri (1). La conclusione che ne traggono è pratica: l’igiene va personalizzata su quello che quella persona riesce davvero a fare, non su un protocollo uguale per tutti.
Quello che le linee guida indicano, in concreto
- Spazzolino, a qualsiasi età
Vale per i denti naturali e per quelli sostituiti, ed è indicato con la forza di raccomandazione più alta. In pratica si consiglia almeno due volte al giorno (1). - Lo strumento giusto per quegli spazi
Il filo non è l’unica strada: scovolini, spazzolini monociuffo, punte in gomma o irrigatori si scelgono in base alla grandezza degli spazi, alla presenza di protesi e alla manualità della persona (1). - Dentifricio con fluoro, non meno di 1000 ppm
Il fluoro resta il perno della prevenzione anche in età avanzata, ed è la difesa principale della radice esposta (1). - Quando il rischio è alto, si aggiunge qualcosa
Per chi ha già carie radicolari le linee guida indicano misure aggiuntive con prodotti specifici a base di fluoro e clorexidina (1); una revisione sistematica ha confrontato le strade possibili per gestire la carie della radice in questa fascia d’età (5). - Controlli a 12, 6 o 3 mesi
Non è una scelta di comodo: l’intervallo si decide sul profilo di rischio, e chi è ad alto rischio va rivalutato periodicamente anche su quello (1).
Se l’igiene professionale è il punto da cui ripartire, la pagina sul mantenimento parodontale spiega come si stabilisce ogni quanto tornare e che cosa si controlla a ogni richiamo.
Per chi sta vicino
Quello che si vede da fuori, quando non viene detto
Il dolore forte si racconta. Tutto il resto, spesso, no: viene archiviato come una cosa dell’età, o taciuto per non dare pensieri. Questi sono i segnali che di solito nota prima chi sta vicino, e sono buoni motivi per proporre una visita anche quando la risposta è «sto benissimo».
Segnali che vale la pena non archiviare
- Il piatto è cambiato
Mangia solo cose morbide, lascia la crosta, ha smesso con la frutta cruda o con la carne. Quasi mai è una preferenza nuova: è un adattamento a una masticazione che non funziona più. - La protesi resta fuori sempre più spesso
Se viene tolta per mangiare, o messa solo quando ci sono ospiti, quella protesi non sta più facendo il suo lavoro. - Mastica sempre dallo stesso lato
È il modo silenzioso di evitare un dente che dà fastidio. - Alito cambiato, o gengive che sanguinano
Sanguinare lavandosi i denti non è normale a nessuna età. - Ha sempre la bottiglietta a portata di mano
La secchezza continua non è un vezzo: è un fattore di rischio, e spesso arriva dai farmaci. - Ha perso peso senza motivo
Fra le tante cause possibili c’è anche la più semplice: non riesce più a mangiare quello che mangiava.
Accompagnare qualcuno alla visita
Chi accompagna ha un ruolo utile e uno da evitare. Quello utile è portare le informazioni che la persona non ricorda o non pensa che servano. Quello da evitare è rispondere al posto suo: le domande vanno fatte a lei, e la decisione è sua.
Che cosa portare
- L’elenco completo dei farmaci
Comprese le punture periodiche e le fiale annuali, che quasi sempre restano fuori dalla lista. - Le protesi vecchie, anche quelle che non usa
Dicono molto su che cosa ha funzionato e che cosa no, e su come è cambiata la bocca da allora. - Radiografie ed esami precedenti
Anche di qualche anno fa: servono a vedere che cosa è cambiato, non solo com’è oggi. - Il nome di chi lo segue
Medico di famiglia e specialisti: quando serve un confronto, averlo subito accorcia i tempi. - Che cosa gli pesa davvero
Mangiare, parlare, l’aspetto, il dolore, la paura di un intervento. Non sono tutti la stessa cosa, e cambiano l’ordine delle priorità.
Dubbi frequenti
Le domande che fanno più spesso i familiari
C’è un’età oltre la quale non si fanno più certi trattamenti?
Quello che orienta la scelta non è l’anno di nascita: sono lo stato di salute generale, i farmaci in corso, quanto osso e quanti denti ci sono e che cosa quella persona vuole ottenere. Sono le stesse domande che si fanno a cinquant’anni, con più variabili da mettere in fila.
Conviene togliere tutto e rifare?
Le linee guida nazionali indicano la salvaguardia dei denti naturali come obiettivo principale, e ricordano che le revisioni sistematiche non sostengono l’idea di estrarre un dente per sostituirlo con un impianto. L’estrazione, poi, non si torna indietro.
Perché la protesi ha smesso di tenere?
Nella maggior parte dei casi non è la protesi ad essersi rovinata: è cambiato l’appoggio. Osso e gengiva si rimodellano nel tempo, e una bocca più secca fa venire meno l’adesione. Va valutato prima di aggiungere altra pasta adesiva.
Prende molti farmaci: è un problema?
Non è un ostacolo, è un’informazione. Alcuni riducono la saliva e cambiano il rischio di carie; altri, come quelli per l’osteoporosi, cambiano il modo in cui si programma un intervento sull’osso. Il problema nasce solo quando non vengono detti.
Non vuole andare dal dentista. Che si fa?
Spesso dietro il rifiuto non c’è il disinteresse: c’è un ricordo, o il timore di sentirsi dire che ormai non c’è più niente da fare. Una prima visita serve anche solo a sapere a che punto si è, senza impegno a iniziare nulla. Il tema è affrontato nella pagina sulla paura del dentista.
Posso decidere io per lui?
No, e non è solo una questione formale. Il consenso lo dà la persona che riceve la cura. Chi accompagna può aiutare a capire e a ricordare, e questo di solito è già molto.
Come prenotare una visita a Cagliari
Puoi scegliere giorno e ora dall’agenda online, oppure telefonare. Quando prenoti, di’ il motivo con parole normali — la protesi che balla, un dente che si muove, non riesce più a masticare da un lato — e se viene accompagnato. Se hai l’elenco dei farmaci, portalo: è l’informazione che più spesso manca e che più spesso serve.
Le fonti di questa pagina (5)Nascondi le fonti
- Ministero della Salute. Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età adulta — Aggiornamento anno 2015. Dicembre 2015.
Ministero della Salute - Maklennan A, et al. Meta-Analysis of Global Distribution of Root-Caries Prevalence in Middle-Aged and Elderly. Caries Research. 2025;59(4):298-314.
PubMed - Wolff A, et al. A Guide to Medications Inducing Salivary Gland Dysfunction, Xerostomia, and Subjective Sialorrhea: A Systematic Review Sponsored by the World Workshop on Oral Medicine VI. Drugs in R&D. 2017;17(1):1-28.
PubMed - Ruggiero SL, et al. American Association of Oral and Maxillofacial Surgeons’ Position Paper on Medication-Related Osteonecrosis of the Jaws — 2022 Update. Journal of Oral and Maxillofacial Surgery. 2022;80(5):920-943.
PubMed - Castelo R, et al. Is there a preferable management for root caries in middle-aged and older adults? A systematic review. British Dental Journal. 2021.
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